Associazione Studenti di Teologia
Seguendo l'invito dell’enciclica “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II e l’insegnamento di Benedetto XVI ritieniamo che una delle sfide culturali più importanti in questo momento sia l’armoniosa relazione tra fede e ragione.
Quando l’uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce.
Il rapporto tra fede e ragione costituisce una seria sfida per la cultura attualmente dominante nel mondo occidentale.
Lo sviluppo moderno delle scienze reca innumerevoli effetti positivi, che vanno sempre riconosciuti ma al tempo stesso, però, occorre ammettere che la tendenza a considerare vero soltanto ciò che è sperimentabile costituisce una limitazione della ragione umana e produce una terribile schizofrenia, ormai conclamata, per cui convivono razionalismo e materialismo, ipertecnologia e istintività sfrenata. È urgente, pertanto, riscoprire e proporre, alla società odierna in tutti i suoi diversi ambiti, in modo nuovo la razionalità umana aperta alla luce del Logos divino e alla sua perfetta rivelazione che è Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l’una dell’altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione. La “sintesi cristiana tra ragione e fede” “per la civiltà occidentale rappresenta un patrimonio prezioso, a cui attingere anche oggi per dialogare efficacemente con le grandi tradizioni culturali e religiose dell’est e del sud del mondo”.
Seguendo l’appello di Benedetto XVI affinché i cristiani, specialmente quanti operano in ambito accademico e culturale, sappiano esprimere la ragionevolezza della loro fede e testimoniarla in un dialogo ispirato dall’amore, il Centro Culturale “Fides et Ratio” in collaborazione con l’Associazione Studenti di Teologia intende suscitare interesse ed attenzione alla dimensione culturale della fede e della vita rileggendo i valori della tradizione nell’oggi e attivando una formazione permanente sui grandi temi della vita, della famiglia, dell'educazione, della salvaguardia del creato, della giustizia e della pace in un rinnovato impegno del cristiano in particolare nell’ambito scolastico della cultura e dell’università.
"Sciat ut serviat"

Nell’ottobre 2010, i vescovi italiani hanno reso pubblici gli orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 con un documento dal titolo: “Educare alla vita buona del vangelo”.[2] Com’è scritto nella presentazione, “la scelta di dedicare un’attenzione specifica al campo educativo affonda le radici nel IV Convegno ecclesiale nazionale, celebrato a Verona nell’ottobre 2006, con il suo messaggio di speranza fondato sul “sì” di Dio all’uomo attraverso suo Figlio, morto e risorto perché noi avessimo la vita”. Il progetto dei vescovi non intende proporre una novità, perché la storia bimillenaria della Chiesa “è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione”, ma solo indicare vie nuove per “portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà”, annunciando Cristo, vero Dio e vero uomo, nella convinzione che nell’azione ecclesiale “non c’è nulla (…) che non abbia una significativa valenza educativa”.
La missione educatrice è responsabilità di tutta la comunità ecclesiale; per questo nel documento della Conferenza episcopale viene chiarito il compito che spetta alle varie categorie del Popolo di Dio e alle istituzioni educative che si ispirano ai valori del vangelo.
L’Associazione Studenti di Teologia “Sciat ut Serviat” nasce in risposta a questa necessità “urgente” di formazione di laici cattolici impegnati con coerenza nella vita sociale e politica a favore del bene comune dove la dottrina sociale della Chiesa rappresenti il riferimento essenziale per la progettualità e l’azione sociale degli stessi. “Oggi” – sottolinea il Santo Padre –”troppi battezzati hanno smarrito la via della Chiesa e non si sentono parte della comunità ecclesiale o si rivolgono alle parrocchie per ricevere servizi religiosi solo in alcune circostanze. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli ‘collaboratori’ del clero a riconoscerli realmente ‘corresponsabili’ dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato”. Da qui la necessità di una formazione più attenta alla visione della Chiesa, una migliore impostazione pastorale e la promozione della corresponsabilità dei membri del Popolo di Dio". Nei nostri tempi – come ha sottolineato recentemente il Pontefice – si avverte il bisogno di una nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche.
"SCIAT UT SERVIAT"
Il contesto odierno è caratterizzato "da una preoccupante emergenza educativa", nella quale assume una rilevanza del tutto particolare il compito di coloro che sono chiamati ad essere formatori. Si tratta anzitutto del ruolo dei docenti, ma anche dello stesso iter formativo degli studenti che si preparano a svolgere la professione di docenti nei diversi ordini e gradi della scuola, oppure di professionisti nei vari ambiti della società, consapevoli che ogni professione diventa occasione per testimoniare e tradurre in pratica i valori interiorizzati personalmente durante il periodo della formazione.
Il motto dell’Associazione che ne descrive anche il programma è: "Sciat ut serviat", sapere per servire. In una cultura che manifesta una "mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa" (Enc. Caritas in veritate, 31), l’Associazione, fedele alla propria identità che fa dell’ispirazione cristiana il punto qualificante, è chiamata a promuovere un sapere che sia "sapienza capace di orientare l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi", un sapere illuminato dalla fede. L’impegno di servire la verità rivelata partecipa della missione evangelizzatrice che Cristo ha affidato alla Chiesa. La Costituzione apostolica Sapientia christiana cita, al riguardo, la conclusione del Vangelo secondo Matteo: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28,19-20). E’ importante per tutti, docenti e studenti, non perdere mai di vista il fine da perseguire, quello cioè di essere strumento dell’annuncio evangelico.
CONOSCENZA PIÙ PROFONDA DELLA VERITÀ RIVELATA
Gli anni degli studi ecclesiastici superiori si possono paragonare all’esperienza che gli Apostoli hanno vissuto con Gesù: nello stare con Lui hanno appreso la verità, per diventarne poi annunciatori dappertutto. Al tempo stesso è importante ricordare che lo studio delle scienze sacre non va mai separato dalla preghiera, dall’unione con Dio, dalla contemplazione, altrimenti le riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale. Ogni scienza sacra, alla fine, rinvia alla "scienza dei santi", alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla sapienza, che è dono dello Spirito Santo, e che è anima della "fides quaerens intellectum". Sapientia christiana, fin dalle sue prime espressioni, rileva l’urgenza, ancora attuale, di superare il divario esistente tra fede e cultura, invitando ad un maggiore impegno di evangelizzazione, nella ferma convinzione che la Rivelazione cristiana è una forza trasformante, destinata a permeare i modi di pensare, i criteri di giudizio, le norme di azione. Essa è in grado di illuminare, purificare e rinnovare i costumi degli uomini e le loro culture (cfr Proemio, I) e deve costituire il punto centrale dell’insegnamento e della ricerca. In questa prospettiva, mentre viene sottolineato il dovere dei cultori delle discipline sacre di raggiungere, con la ricerca teologica, una conoscenza più profonda della verità rivelata, si incoraggiano, allo stesso tempo, i contatti con gli altri campi del sapere, per un fruttuoso dialogo, soprattutto al fine di offrire un prezioso contributo alla missione che la Chiesa è chiamata a svolgere nel mondo. Nell’odierna società, dove la conoscenza diventa sempre più specializzata e settoriale, ma è profondamente segnata dal relativismo, risulta ancora più necessario aprirsi alla "sapienza" che viene dal Vangelo. L’uomo, infatti, è incapace di comprendere pienamente se stesso e il mondo senza Gesù Cristo: Lui solo illumina la sua vera dignità, la sua vocazione, il suo destino ultimo e apre il cuore ad una speranza solida e duratura.
PATRONO DELL’ASSOCIAZIONE E SPIRITUALITA’
Con tre parole S. Tommaso riassume la spiritualità che i membri dell’Associazione si impegnano a vivere: contemplata aliis tradere (rendere partecipi e comunicare agli altri la propria contemplazione).
La vita di studio deve accompagnarsi alla vita di preghiera ed all'impegno di annuncio ed evangelizzazione nella la carità fraterna. “Sicut maius est illuminare quam lucere solum, ita maius est aliis contemplata tradere quam solum contemplari” (Summa Theologiae, II-II, q. 118, art. 6) [Traduzione: “Come il fatto di illuminare è superiore al solo risplendere, così il trasmettere agli altri le verità contemplate è superiore al contemplarle soltanto”].
La contemplazione, la preghiera, la Parola di Dio e la pratica costante dei Sacramenti producono l’azione, l’alimentano, la fecondano: essa diviene contemplazione fruttificante nell’apostolato.