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Giovani: Affettività Amore e Sessualità PDF Stampa E-mail
Seminario di formazione sulla "Teologia del corpo"
Dal 21 al 27 Maggio 2010

Dott.ssa Emily Bissonette  - Stubenville Franciscan University (Ohio)
Insegnante specializzata in Matrimonio, Famiglia e Teologia del corpo

  • l'ecologia dell'amore e del sesso
  • il cammino del fidanzamento: amarsi, con il cuore e con il corpo nella libertà e nella verità
  • l'amore sponsale.


 Calendario  

DATA

LUOGO

ORA

PERCORSO

Venerdì 21 Maggio ore 20

sala cinema pieve francescana

20.00

l'ecologia dell'amore e del sesso

Sabato 22 Maggio

sala cinema pieve francescana

Giornata

(dalle 9.00 alle 13)

l'amore sponsale

Domenica 23 Maggio

 

Giornata

 (dalle 10.00 alle 17)

il cammino del fidanzamento: amarsi, con il cuore e con il corpo nella libertà e nella verità

Lunedì 24 Maggio

 

20.00

l'ecologia dell'amore e del sesso

Martedì 25 Maggio

sala cinema pieve francescana

20.00

l'amore sponsale

Mercoledì 26 Maggio

sala cinema pieve francescana

20.00

il cammino del fidanzamento: amarsi, con il cuore e con il corpo nella libertà e nella verità

Giovedì 27 Maggio

Chiesa pieve francescana

20.00

l'ecologia dell'amore e del sesso

 

 Amore, affettività, sessualità, fedeltà nella relazione di coppia

Il primo dei termini elencati nel titolo contiene il senso e il valore degli altri tre che lo significano e lo manifestano nelle variabili antropologiche.
L’amore umano è la ragione, il motore, lo spazio in cui affettività, sessualità e fedeltà possono essere armonicamente coniugati. Fuori dall’amore autentico, dunque, gli altri tre termini rischiano di perdere il nesso intrinseco che li unisce, in modo che ognuno uno contribuisce a conferire il senso globale della dimensione antropologica dell’amore.
Purtroppo nell’attuale cultura post-moderna si parla di società “liquida”, di relazioni “liquide”, di legami affettivi “liquidi”, in altre parole si constata che anche l’amore, come il pensiero, presenta la connotazione di una “debolezza” costitutiva.
Ciò pone i presupposti culturali per quella deriva etica, cui assistiamo quasi impotenti, che è il relativismo.
Invero nell’uomo, a differenza dell’animale, l’esperienza antropologica dell’amore è inscindibile dal piano morale dei valori e delle opzioni.
Amare infatti è dell’uomo e della donna liberi e responsabili delle loro scelte. Tra queste la scelta del partner, in una prospettiva di stabilità, impegna i due ad un cammino di crescita comune, sia nella dimensione affettiva dello sviluppo dei sentimenti nel dono gratuito reciproco che in quella più propriamente sessuale, come espressione comunicativa profonda che coinvolge tutta la persona – nella sua mascolinità e femminilità – per la costruzione di un noi unico e irripetibile. Lungi, quindi, dal rappresentare il mero esercizio della sfera genitale, la sessualità umana comporta che, alla base dell’incontro tra i due partners, vi sia la consapevolezza del significato unitivo che fa sì che i due diventino una caro, una sola carne.
Ma tale valore unitivo, di straordinaria e misteriosa bellezza, addita dall’interno anche l’altra faccia dell’amore che è la fecondità, la quale esige come orizzonte globale una radicale e incondizionata apertura alla vita.
Il profilo procreativo dell’amore esige una maturazione di entrambi i coniugi ed una preparazione reale e profonda alla maternità e paternità responsabili. Ciò richiede, da parte di chi si assume il compito di illuminare le coscienze e accompagnare spiritualmente la coppia, una capacità di iniziare e far crescere i coniugi nell’arte del discernimento, perchè possano esprimere nelle scelte etiche e nella concretezza della vita comune di ogni giorno un amore che cresce nella gradualità delle tappe, secondo il loro proprio ritmo di cammino.
Da qui l’emergere della fedeltà come contrassegno di un amore umano autentico e duraturo e non piuttosto come imposizione esterna e formale.
Nel decidersi da parte della coppia di condurre nel matrimonio una vita comune, all’insegna di un amore costitutivamente indissolubile e duraturo, la potenza della grazia del sacramento degli sposi conferisce all’uomo e alla donna, che celebrano da credenti cristiani le nozze, quella determinazione di reciproco aiuto e fedeltà che pur apparendo umanamente difficile da perseguire, pure per puro dono diventano non solo possibili, ma addirittura il contrassegno visibile dell’autenticità dell’amore.
Purtroppo la frammentazione che caratterizza la sensibilità post-moderna ha segnato anche la concezione antropologica: l’uomo stenta a trovare la sua unità, armonizzando tutte le sue dimensioni. Se questa dato culturale poi si aggiunge alla condizione di peccatori, che contraddistingue tutti gli uomini e che fa vivere l’esperienza della interiore divisione, si comprende come sia davvero difficile recuperare una prospettiva globale della persona. Questa, infatti, va ricompresa nella sua unità originaria: quando l’uomo vive un’esperienza di amore autentico essa costituisce un’occasione privilegiata per vivere e sperimentarsi uno in rapporto al tu del partner, nella completa donazione di sè.
È proprio del nostro tempo il recupero del valore della corporeità e tale riflessione, che ha attraversato sia l’ambito filosofico che quello teologico, ha ridonato tutto lo spessore di bellezza e di senso al corpo e alla relazionalità specialmente quella tra uomo e donna, purchè non sia isolato dalle altre dinamiche che connotano l’esistenza umana.
Val la pena qui ricordare la ricchezza dell’articolazione della riflessione sull’amore umano compiuta da Giovanni Paolo II, per alcuni anni nella catechesi del mercoledì, condotta sulla falsariga dei primi capitoli del libro della Genesi.
 
Il messaggio centrale dell’enciclica Deus caritas est
 
Benedetto XVI, nell’offrire la Deus caritas est come prima enciclica al mondo cattolico, ha mostrato una grandissima sensibilità nei confronti della situazione culturale odierna nella scelta del tema.
Egli, infatti, ha considerato una vera e propria priorità l’argomento dell’amore, nella sua doppia valenza, quella umana e quella divina. Il Papa ha compreso che ridire la verità sull’amore agli uomini e alle donne del nostro tempo appare una tra le cose più urgenti e necessarie.
E d’altra parte una riflessione sull’amore, per quanto vada controcorrente rispetto al diffuso modo di pensare, appare di grande interesse e appare da tutti comprensibile in quanto antropologicamente universale.
Benedetto XVI, nella sua Enciclica, rimette in circolarità l’amore umano, l’eros, e l’amore che è proprio delle tre divine persone della Trinità, l’agápe, liberando l’uno e l’altro da schemi interpretativi che nel corso dei secoli ne avevano oscurato la intrinseca connessione.
Si è trattato di un’operazione teologica di squisita finezza, che trova sia nella Sacra Scrittura che nella ricca tradizione e vita della Chiesa sia il fondamento che espressioni storico-esistenziali di grande valore.
La novità più rilevante della riflessione, condotta sapientemente dal Santo Padre, è data per un verso dall’aver attribuito l’éros, il modo di amare tipicamente umano, a Dio stesso, per l’altro dall’aver mostrato, come pienamente conforme alla volontà divina, la possibilità da parte dei credenti di divenire partecipi dell’agápe trinitaria in modo tale che nell’amore umano-erotico, possa risplendere la magnificenza dell’amore divino.
Il Papa così si esprime: “[Dio] ama, e questo suo amore può essere qualificato senz’altro come eros, che tuttavia è anche e totalmente agápe. Sopratutto i profeti Osea ed Ezechiele hanno descritto questa passione di Dio per il suo popolo con ardite immagini erotiche. Il rapporto di Dio con Israele viene illustrato mediante le metafore del fidanzamento e del matrimonio di conseguenza, l’idolatria è adulterio e prostituzione” (n.9).
La risignificazione dell’amore, a partire dalla fecondità teologica e ricchezza antropologica della circolarità tra eros e agápe, costituisce per la Chiesa, oggi, una ragione in più di responsabilità in ordine all’evangelizzazione sull’amore.
Oggi, forse più di ieri, è richiesta una corresponsabilità tra pastori e laici, tra i preti e le coppie cristiane: quest’ultime devono sentirsi a pieno titolo interpellate in ordine a questo compito pastorale, in risposta a quell’istanza missionaria che proviene dallo stesso sacramento del matrimonio.
Soggetto ecclesiale a pieno titolo, dunque, la coppia è chiamata a rendere visibile una vita coniugale in cui risplenda l’indicibile connubio tra éros e l’ agápe nel loro reciproco illuminarsi e manifestarsi.
Un amore autenticamente umano, tessuto di sentimenti ed éros appassionato, può essere concretamente lo strumento più efficace per annunziare al mondo la grandezza e la bellezza dell’amore divino, le cui caratteristiche sono la gratuità, l’universalità, la misericordia e la fedeltà, secondo uno stile kenotico di dono e di servizio.
Siamo chiamati a vivere e a riflettere espressamente, come Chiesa nel suo insieme e come coppie sposate in particolare, sul filone di pensiero e di prassi, propostici dal Papa nella sua enciclica, per additare valori e cammini ai nostri contemporanei, in maniera creativa.

 

 
 
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